Della "vitis Labrusca" parlano Catone nel De Agricoltura, Varrone nel De Rustica e Plinio nella Naturalis Historia. Nel 1300 Pier de' Crescenzi descrive le Labrusche e il loro utilizzo nella produzione del vino.
Le antiche Labrusche erano viti selvatiche o viti nate spontaneamente da seme. Per questo il Lambrusco è considerato uno dei vitigni più autoctoni al mondo, derivato dall'evoluzione genetica della vitis vinifera silvestris occidentalis, la cui domesticazione ebbe luogo nel territorio modenese.
Il vino Lambrusco fu tenuto in grande considerazione dai Duchi. Nel giugno del 1430 Nicolò III d'Este favorì il commercio del vino proveniente da Modena riducendone il dazio.
Nel corso dei secoli Modena si è affermata come territorio vocato alla produzione di vini mossi. La denominazione "Lambrusco Grasparossa" è documentata fin dalla metà dell'Ottocento, anche nel catalogo di Luigi Maini del 1854 e negli studi di Francesco Aggazzotti del 1867.
Testo tratto dal disciplinare di produzione del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.